Perché avete voluto un programma di certificazione ?

Come ho raccontato più volte, io sono arrivato al software libero dopo una lunga carriera come consulente di marketing, sia di aziende software sia di distributori di software. Probabilmente, questo ha condizionato il mio approccio, ma l’assenza di qualsiasi forma di “accredito” dei professionisti che operano nella comunità è un problema – gravissimo – che ho rilevato fin dal primo giorno.

Per questo motivo, ho iniziato immediatamente a sostenere l’importanza di un programma di certificazione, ma mi sono scontrato sia con la comunità – che non comprendeva l’importanza del concetto, e si nascondeva dietro a un ridicolo: “Ma che titolo ho per certificare il lavoro di altri?” (titolo che nessuno ha, comprese le aziende come Microsoft, ma che il mercato – a torto o a ragione – riconosce a chi crea il progetto) – sia con Sun, perché la presenza di professionisti accreditati avrebbe inciso sul suo (fallimentare) modello di business.

Siccome sono abbastanza testardo, ho continuato a proporre l’idea fino allo stremo, al punto che questa – alla fine – è arrivata alla comunità internazionale, e quindi al gruppo che ha lanciato il progetto del fork. La certificazione, quindi, è il secondo dei motivi – il primo, ovviamente, è la comunicazione di marketing – per cui sono stato coinvolto.

Il ragionamento relativo alla certificazione è molto semplice, ma ovviamente è legato a un modello di business che privilegia gli interessi della comunità rispetto a quelli di una singola azienda (e quindi non poteva andar bene con OOo). L’unico modo per poter generare un giro d’affari importante intorno a un software libero come LibreOffice è quello di avere un ampio ecosistema in cui i professionisti e le aziende forniscono servizi a valore aggiunto per lo sviluppo, le migrazioni, la formazione e il supporto.

I professionisti, però, possono sviluppare questi servizi – e venderli in modo economicamente vantaggioso – solo se sono certificati, perché le aziende e gli enti pubblici che li acquistano – o meglio, li acquisterebbero – hanno bisogno di avere la certezza delle loro competenze, e questa certezza gliela può dare solamente l’organizzazione dietro allo sviluppo del software.

Come sempre, però, una cosa è annunciare un programma e un’altra metterlo in atto, rispettando i principi di The Document Foundation, che in questo caso sono la meritocrazia, la neutralità rispetto all’ecosistema – ovvero a professionisti e le aziende – e il rispetto dei principi etici e didattici del software libero.

Il processo, quindi, è stato abbastanza lento, ed è partito – per assurdo – dal gruppo che all’inizio era più scettico rispetto alla certificazione, ovvero dagli sviluppatori, che hanno avuto un compito più facile perché nel loro caso è il codice a parlare delle loro capacità.

In questo momento, però, siamo vicinissimi alla partenza della certificazione per i professionisti delle migrazioni e della formazione, che verrà annunciata alla fine di settembre con i nomi del primo gruppo di “migratori” e “formatori”.

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