Perché le licenze permissive sono largamente inferiori alle licenze copyleft ?

Quando parliamo di software libero, parliamo di libertà. La libertà è un concetto assoluto, che – se preso alla lettera e portato all’eccesso – rischia di trasformarsi in una prevaricazione della libertà altrui (e quindi nella negazione del concetto). Per esempio, io sono libero di sostenere le mie idee, ma se per sostenere le mie idee impedisco a qualcun altro di sostenere le sue – perché, banalmente, ho la voce più forte, e copro la sua – allora la mia libertà si trasforma nella negazione dell’altrui libertà, e quindi non è più libertà ma prevaricazione.

Le licenze copyleft garantiscono la libertà, in quanto “costringono” tutti gli attori della filiera a condividere i propri contributi, per evitare che si crei una situazione sbilanciata a favore di quelli che hanno la voce più grossa (o le casse più ricche) e quindi hanno la possibilità di utilizzare i contributi altrui per costruire qualcosa di diverso che va a loro esclusivo vantaggio.

Quando penso alle licenze “permissive” non posso fare a meno di pensare allo Sceriffo di Nottingham, l’acerrimo nemico di Robin Hood. Infatti, se quest’ultimo rubava ai ricchi per dare ai poveri (così dice la leggenda), lo sceriffo prevaricava i poveri per dare ai ricchi. Probabilmente, usava una licenza “permissiva” ante litteram, che gli consentiva di prelevare dal patrimonio comune – l’economia degli “open field” – per arricchire ulteriormente chi era già ricco.

Ovviamente, non c’è bisogno di grandi giri di parole per dimostrare che le licenze “permissive” creano una situazione sbilanciata a favore delle aziende, le uniche a poter sfruttare commercialmente un software proprietario.

Infatti, la tesi secondo la quale tutti hanno la possibilità di prendere il codice sorgente per trasformarlo in un software proprietario è incredibilmente fragile, in quanto sfido qualsiasi sviluppatore volontario a sviluppare non solo il software – e fino a qui ci posso anche credere – ma anche la strategia commerciale e le relative attività di marketing necessarie per portarlo sul mercato.

Concludendo, mentre sono disposto ad accettare il concetto secondo il quale le licenze “permissive” sono più valide per i software lato server, e su questo non mi esprimo in quanto non sono assolutamente competente, non sono assolutamente disposto ad accettare la licenza “permissiva” per un software di produttività.

Ovviamente, perché mi sento molto più vicino a Robin Hood – anche se non condivido assolutamente lo strumento del furto con obiettivi di giustizia sociale – che allo Sceriffo di Nottingham. E voi?

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